La Questione meridionale e le tecnologie dell’informazione

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Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (e della conoscenza, dovremmo aggiungere) possono avere un effetto positivo sulla questione meridionale? Quella questione che è stata croce e delizia di tanti studiosi (da Giustino Fortunato a Antonio Gramsci), di politici di ogni partito, di economisti e imprenditori?

Certo le nuove tecnologie abbassano molte barriere all’entrata, tutta una serie di attività che richiedono grandi capitali di investimento e grandi rendite di posizione vengono abbattute dall’insorgere delle nuove tecnologie. Si pensi all’export, che in condizioni di vecchia economia richiede infrastrutture per il trasporto, sedi commerciali e logistiche nei paesi di arrivo, studi di mercato e legislativi per capire dove si va a operare. Oggi con il commercio elettronico e i servizi nati per il suo sviluppo tutto questo se non scompare, certo diventa molto più facile: mettere in rete il proprio catalogo costa poco e promuoverlo anche a livello internazionale è relativamente semplice. Quindi uno dei maggiori ostacoli che ci sono al Sud, la mancanza di capitali, viene superato. L’offerta di prodotti tipici, di prodotti artigianali, di servizi per il turismo, che erano esclusi per le alte barriere d’ingresso, oggi sono alla portata di tutti. E quindi vendere i pomodori secchi siciliani agli americani, o il vino campano in Inghilterra è alla portata di piccoli investimenti e quindi di piccole imprese.

Servono anche dei campioni per questo. Servono medio-grandi imprese che facciano sistema e siano in grado di utilizzare tecnologie avanzate, o addirittura che facciano ricerca e innovazione. Qui non siamo messi benissimo, anche se qualche software house di qualità, e non solo su mercati di nicchia, sta sorgendo anche al Sud, anche per la qualità di alcune università (Bari, Salerno) che operano nell’informatica da decenni. E poi ci sono altre aziende che usano tecnologie moderne anche se non raffinatissime, ma che sfruttano un’altra ricchezza del Sud: la manodopera qualificata a basso prezzo. Pensiamo ad esempio ai call center, che al Sud fioriscono più che al Nord, e portano contratti di grandi aziende internazionali per un mercato in crescita, quello della vendita telefonica. Si pensi, per fare uno dei tanti esempi possibili, ad Accueil, impresa calabrese non solo di sede, ma anche per il suo management e per i capitali. Quindi opportunità anche per il Sud: viva le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione!

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